STUDIO LEGALE
DI NAPOLI
documento estratto dal sito internet
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Anche la vittima che non svolge più attività imprenditoriale a causa della distruzione della propria azienda ha diritto all’accesso al Fondo antiusura ed antiracket
(Tar Puglia, Lecce, sez. I, sent. 27 Marzo 2009)
nota dell'avv. Roberto Di Napoli
Ancora una volta sono i giudici
amministrativi a dovere assicurare tutela ad una vittima di estorsione
ribadendo la ratio della normativa
antiusura ed antiracket di cui alle leggi 108/96 e 44/99 e, di conseguenza, i
diritti della vittima usurata od estorta: ciò dopo interpretazioni da parte del
Comitato di solidarietà e del Commissario Straordinario del Governo per il
coordinamento delle attività antiracket, evidentemente, non conformi al dettato
normativo e all’ esigenza di tutela che,
a dire il vero, ad avviso di chi scrive, dovrebbe essere immediata in
considerazione dell’urgente tutela di cui, il più delle volte, necessita la
vittima.
Nel caso esaminato dai giudici salentini
con la sentenza che si allega, una vittima del racket, in seguito ad un
attentato dinamitardo, aveva richiesto la concessione di un’elargizione.
Disposta l’erogazione della somma richiesta, il Commissario Straordinario
disponeva, tramite la Prefettura, anche l’accertamento di ulteriori danni che
venivano quantificati per un importo superiore a quello originariamente
domandato.
In seguito alla dichiarazione resa dalla
vittima riguardo alla destinazione della somma e, precisamente, dopo avere
specificato di essere stata costretta a
chiudere l’attività a causa del grave danno psicologico seguito all’esplosione
dell’ordigno, il Commissario Straordinario del Governo, tuttavia, revocava
le precedenti delibere. Tale decisione si fondava sulle osservazioni del
Comitato di solidarietà secondo cui le affermazioni della vittima sarebbero
state ostative al rilascio dei benefici richiesti in quanto incompatibili con
la destinazione dell’erogazione ad un’attività economica di tipo
imprenditoriale richiesta, invece -secondo il Comitato- dall’art. 15 della
legge 44/99.
Non è la prima volta che i giudici
amministrativi pugliesi si pronunciano ribadendo, nella maniera più corretta,
l’esatto significato e la ratio della
normativa di tutela delle vittime di usura ed estorsione.
Nel
caso oggetto della sentenza depositata il 27 Marzo 2009, il TAR Puglia adito
dalla vittima, difesa dal collega avv.
Antonio Pasca, ha riconosciuto espressamente “errata l’interpretazione seguita
dall’Amministrazione resistente, che, adottando una lettura eccessivamente
formalistica, e solo apparentemente aderente alla disposizione richiamata, in
realtà ne tradisce manifestamente la ratio ispiratrice, appunto solidaristica,
e di sostegno agli esercenti attività di impresa, vittime di fatti estorsivi”.
E’
stato chiarito, infatti, che i benefici
economici previsti dalla normativa speciale a tutela delle vittime non
costituiscono “semplici aiuti ad imprese
tranquillamente operanti sul mercato, per il rilancio e lo sviluppo
dell’economia, ma di vere e proprie elargizioni, tese al superamento di una
profonda crisi determinata dai tremendi effetti di un’attività criminosa,
attiva ed operante nonostante il doveroso impegno dello Stato. La mancata destinazione dell’aiuto
all’attività economica di tipo imprenditoriale non può essere valutata, allora,
in modo asettico, senza domandarsi se essa, più che una libera scelta, non sia,
piuttosto, come appare nel caso in esame, l’epilogo, l’evento ultimo della
catena eziologica di conseguenze negative innescata proprio dall’episodio di
matrice estorsiva subito dalla ricorrente. Se così è, sarebbe tradire la ratio
ispiratrice di tutta la legge, se lo Stato arretrasse la propria tutela proprio
nei casi più gravi, in cui le conseguenze sono state tali da determinare, addirittura,
l’uscita forzosa della vittima dal mercato”.
Nel caso in cui l’erogazione
avvenga in più rate, i giudici amministrativi, poi, correttamente, hanno
ribadito che l’articolo 15 l. 44/99, laddove subordina l’erogazione delle rate
successive alla prova che le precedenti siano state destinate ad attività
economica, tuttavia, “presuppone, logicamente, che l’aiuto erogato
sia stato tale da permettere la continuazione dell’attività stessa”.
E’ indubbio che la sentenza
Tar Puglia, Lecce, 27 Marzo 2009, costituisce un ulteriore contributo
all’esatta interpretazione di una normativa il cui contenuto, di certo, nel
corso di oltre un decennio dalla sua applicazione, non si è rivelato chiaro ed
univoco [i] ma che, come comprovato dalle
plurime pronunce giurisprudenziali, non giustifica interpretazioni
incompatibili con la ratio di tutela
della vittima o, addirittura, paradossali.
Per leggere il testo integrale
della sentenza, cliccare qui
[i] Si ricorda che, attualmente, è
all’esame della II Commissione (Giustizia) della Camera dei Deputati il testo
del disegno di legge già approvato al Senato (n. 307) che prevede, tra l’altro,
la riforma di vari articoli della normativa antiusura ed antiracket. E’ stata
depositata dal sottoscritto, tra l’altro, una petizione- proposta di emendamenti
a tale disegno di legge al fine di assicurare una tutela efficiente delle
vittime. (Per leggere il contenuto della petizione: http://www.studiodinapoli.it/archivio/normativa.htm).
Tale petizione è stata annunciata formalmente alla seduta del 18 Giugno 2009
(n. 672) ed assegnata alla Commissione Giustizia.